
Che differenza c'è tra la quadrantectomia e la tumorectomia mammaria?
La chirurgia conservativa della mammella offre la possibilità di preservare il seno, asportando esclusivamente l'area in cui è presente il cancro. Nella quadrantectomia si asporta un'area più vasta, che corrisponde al quadrante (quarto della mammella) in cui è la lesione. Nella tumorectomia si effettua l'escissione del solo nodulo mammario.
La scelta dipende fondamentalmente dal rapporto tra il volume del nodulo e quello della mammella, dalla biologia del cancro e dalle preferenze del paziente e dell'operatore.
Quale delle due è più sicura? Lo sono entrambe!
La consensus di Saint Gallen del 2015 (che ha coinvolto i maggiori esperti mondiali di cancro della mammella) ha stabilito che un intervento chirurgico per essere oncologicamente valido deve produrre un pezzo istologico con margini liberi da carcinoma infiltrante. Quindi non occorrono numerosi mm o cm per fare un buon intervento e il vecchio detto "grande taglio, grande chirurgo" è alquanto superato! Asportare tessuto sano in eccesso non è più opportuno, perchè significa compromettere i risultati estetici della chirurgia conservativa.
Quindi un buon intervento deve essere preciso e mirato sulla lesione. Per farlo esistono dei sistemi di localizzazione che ci guidano durante l'intervento per asportare correttamente il tumore, proprio come un vero e proprio navigatore. Presso l'unità operativa in cui lavoro ne abbiamo a disposizione più di quattro!
Vuoi sapere quali?

Quali informazioni può darci
un ecografo
all’avanguardia?
Chiariamo subito! Parliamo dell’apparecchio che si usa per fare ecografia non degli operatori (che si chiamano ecografisti)! Utilizzare un buon ecografo in senologia è molto importante perché durante le scansioni è possibile avere informazioni preziose che permettono di chiarire i dubbi ed evitare il ricorso superfluo ad esami di II livello (come la RM mammaria con mezzo di contrasto) e biopsie inutili. In particolare, durante un’ecografia della mammella si utilizzano software che studiano:
-B-mode: la forma, i margini, l’assorbimento degli echi (le formazioni irregolari e marcatamente ipoecogene sono da attenzionare);
-ecocolor-Doppler: il flusso sanguigno dei vasi maggiori (e questa è una informazione importante perché le lesioni neoplastiche maligne tendono a presentare dei poli vascolari periferici che sono necessari all’accrescimento della lesione);
-microvascolarizzazione: consente di studiare anche i flussi dei vasi più piccoli che non si vedrebbero all’ecocolor-Doppler.
-elastosonografia Shearwave: consente valutare il grado di rigidità della lesione. Le lesioni dure si colorano di rosso (dipende dall’ecografo che si usa) mentre quelle morbide restano blu come il resto del parenchima. Questo permette di scoprire, per esempio, se delle aree di addensamento nascondono noduli da approfondire.
Un esempio:
Nella prima foto un piccolissimo nodulo che potrebbe sembrare abbastanza regolare, non vascolarizzato e non particolarmente assorbente gli echi.. in sintesi poco sospetto. Invece si è mostrato molto rigido all’elastosonografia Shearwave, inducendo ad effettuare correttamente ulteriori accertamenti!
Nella seconda foto un nodulo piccolo, 4 mm! Nonostante le dimensioni la Shearwave ha mostrato una rigidità maggiore precisamente in corrispondenza della lesione, che è stata punta (Carcinoma NST) e trattata con chirurgia mininvasiva GPS guidata. Diagnosi e trattamento precocissimi.




Che cos'è il BIRADS?
I referti degli esami senologici che hai eseguito dovrebbero riportare la dicitura BIRADS per gli elementi che vengono descritti in mammografia (BIRADS R..), in ecografia (BIRADS U..) e in risonanza magnetica (BIRADS RM..).
Si tratta di un sistema universale di classificazione del rischio di malignità relativo ad un certo reperto, ad esempio, un nodulo mammario.
Si distinguono 7 classi:
-0: l'esame eseguito non è in grado di stimare il rischio e sarebbe più appropriato eseguire altre valutazioni strumentali (ad esempio, un seno molto denso che non si studia bene in mammografia può riportare la categoria BIRADS R0, con indicazione ad eseguire ecografia/risonanza);
-1: assenti reperti patologici, benigni e maligni (seno del tutto normale);
-2: è presente un'alterazione patologica ma è sicuramente benigna (ad esempio, in caso di cisti semplici, senza setti, senza neoplasie della parete, calcificazioni ecc);
-3: reperto dubbio, ma rischio di benignità contenuto: max 2% (ad esempio, noduli di I riscontro, senza caratteristiche di sospetto, ma che non possiamo dare per scontati; in questi casi ci sono due possibilità: follow up a 6 mesi oppure approfondimento bioptico)
-4: reperto sospetto, con possibile malignità fino al 95% (suddivisibile in 3 sottoclassi, A, B e C); in questi casi la biopsia è mandatoria, necessaria!
-5: reperto presunto maligno, con rischio <95%: anche in questi casi la biopsia è necessaria!
-6: reperto maligno certo, rischio del 100%: la biopsia è già stata effettuata.
PERCHE' E' IMPORTANTE RIPORTARE LA CATEGORIA BIRADS?
È importante farlo sempre, preferibilmente reperto per reperto, perchè nessun esame ha come obiettivo finale quello di fornire un referto meramente descrittivo. Lo scopo è fare chiarezza, comprendere la situazione e farla comprendere al paziente, affinchè nel caso di pericolo si possa agire tempestivamente. É una sorta di linguaggio specialistico che esula dalle interpretazioni e punta a fornire indicazioni pratiche e non equivoche. Non fornire il BIRADS espone al rischio di una mancata o parziale comunicazione o comprensione della situazione clinica esaminata.
I tuoi referti riportano il BIRADS?
Fallo leggere al tuo medico o al tuo senologo di fiducia.
Carcinoma mammario
infiltrante o in situ.
Conosci le differenze?
Il carcinoma è un tumore maligno della mammella.
Le forme in situ sono caratterizzate da una proliferazione incontrollata di cellule epiteliali che NON superano le membrane basali. Le forme più frequenti sono duttali (fino all'80%), ovvero quelle che originano dai dotti mammari; in questo caso le cellule non superano la membrana basale dei dotti.
Più che vera e propria malattia, esse rappresentano un campanello d'allarme e necessitano di una diagnosi corretta e tempestiva nonchè di un trattamento preventivo. Infatti, i carcinomi in situ sono spesso diagnosticati con gli esami strumentali in quanto totalmente ASINTOMATICI e il trattamento è fondamentalmente chirurgico associato a radioterapia ed ormonoterapia nei casi selezionati (ormono-dipendenti). La prognosi è ottima, con sopravvivenza a 5 anni quasi del 100%. L'intervento terapeutico è importante per evitare che degenerino in forma invasiva.
Il carcinoma mammario infiltrante o invasivo è caratterizzato da cellule che crescono superando tutti i limiti, comprese le membrane basali dei dotti o dei lobuli da cui spesso originano. Hanno capacità di invadere il tessuto circostante, di penetrare nei vasi sanguigni e linfatici, con possibile metastatizzazione ai linfonodi e agli organi a distanza. In questo caso il trattamento ha lo scopo di bloccare la progressione della malattia e di prevenirne le recidive, con un apporccio multidisciplinare che consta di chirurgia, radioterapia, chemioterapia, ormonoterapia, immunoterapia, a seconda del tipo di tumore diagnosticato e dello stadio.
La prognosi resta buona, grazie ai progressi della scienza e delle tecnologie. Quanto più la diagnosi è precoce, tanto più la sopravvivenza è alta (96% a 5 anni).
(Thanks to: tumoreseno.it per l'immagine).


Hai un seno denso?
Ecco perchè dovresti saperlo
La densità della mammella è correlata alla quantità di ghiandola presente. É una caratteristica biologica costituzionale che però ha degli effetti importanti sulla salute della donna. Avere più ghiandola vuol dire avere un rischio aumentato di sviluppare un cancro mammario. Purtroppo, vuol dire anche correre il rischio di ritardi nella diagnosi. Ciò dipende dal fatto che l'esame cardine dello screening senologico, la mammografia, perde parte della sua capacità diagnostica (dal 90 al 60%) perché sulla immagine radiologica il parenchima ghiandolare appare radioopaco ("bianco sulla lastra scura") nascondendo eventuali carcinomi che appaiono anch'essi radiopachi. Spesso in questi casi il referto rilasciato descrive una alta densità con la sigla ACR=D e assegna come classe di rischio BIRADS 0. Ma attenzione, ciò non vuol dire che non c'è alcun rischio, ma che l'esame non è in grado di valutare la presenza o meno di tumori, ovvero risulta inconclusivo!
Quindi attenzione a far leggere sempre gli esami strumentali al proprio medico o al proprio senologo. Indirizzare le donne con seno denso ad approfondimento con ecografia mammaria ed eventualmente RM mammaria bilaterale con e senza mdc può essere decisivo! E tu che seno hai? Vai a leggere il tuo referto mammografico o fai mammografia se hai più di 40 anni e non l'hai ancora eseguita!
A COSA SERVE LA VISITA SENOLOGICA?
La visita senologica è un esame clinico delle mammelle eseguito senza particolari strumentazioni.
Il ruolo del senologo è quello di prendere in carico i pazienti sintomatici per confermare o escludere la presenza di patologie mammarie e gestire il percorso diagnostico-terapeutico più corretto.
La visita si basa due momenti principali: l’anamnesi, ovvero la raccolta delle informazioni dei pazienti e la valutazione di tutti i fattori di rischio; l’esame obiettivo, il momento clinico per eccellenza, in cui si procede all’ispezione e alla palpazione.
L’ispezione ha lo scopo di valutare l’aspetto del seno: la simmetria, il volume (macromastia, gigantomastia, ginecomastia nell’uomo), la presenza di ghiandole mammarie accessorie (polimastia) o politelia (capezzoli acccessori) in genere presenti lungo le linee del latte, dall’ascella all’inguine. Molto importante è verificare se ci sono retrazioni, ovvero pieghe verso l’interno della cute, oppure introflessioni patologiche o fisiologiche del capezzolo.
La palpazione consiste nel saggiare la consistenza della ghiandola e nel ricercare eventuali noduli. Il riscontro di aree di consistenza aumentata, mal definite e fisse rispetto ai piani è suggestivo di noduli maligni. L’esame si completa con la premitura dei capezzoli, per valutare le secrezioni e con l’esplorazione dei cavi ascellari e delle fosse sopra e sotto-claveari. Tutto ciò è bene effettuarlo a paziente sia distesa che seduta, in ambiente illuminato e confortevole.
Anche nel caso in cui non ci siano campanelli d'allarme, la visita senologica è utile per inquadrare la propria situazione senologica ed individuare il timing più corretto per fare controlli, in base ai fattori di rischio e alla densità e caratteristiche cliniche del proprio seno.
E tu, conosci il tuo seno?

