Carcinoma mammario
infiltrante o in situ. 
Conosci le differenze?

Il carcinoma è un tumore maligno della mammella. 

Le forme in situ sono caratterizzate da una proliferazione incontrollata di cellule epiteliali che NON superano le membrane basali. Le forme più frequenti sono duttali (fino all'80%), ovvero quelle che originano dai dotti mammari; in questo caso le cellule non superano la membrana basale dei dotti. 

Più che vera e propria malattia, esse rappresentano un campanello d'allarme e necessitano di una diagnosi corretta e tempestiva nonchè di un trattamento preventivo. Infatti, i carcinomi in situ sono spesso diagnosticati con gli esami strumentali in quanto totalmente ASINTOMATICI e il trattamento è fondamentalmente chirurgico associato a radioterapia ed ormonoterapia nei casi selezionati (ormono-dipendenti). La prognosi è ottima, con sopravvivenza a 5 anni quasi del 100%. L'intervento terapeutico è importante per evitare che degenerino in forma invasiva. 

Il carcinoma mammario infiltrante o invasivo è caratterizzato da cellule che crescono superando tutti i limiti, comprese le membrane basali dei dotti o dei lobuli da cui spesso originano. Hanno capacità di invadere il tessuto circostante, di penetrare nei vasi sanguigni e linfatici, con possibile metastatizzazione ai linfonodi e agli organi a distanza. In questo caso il trattamento ha lo scopo di bloccare la progressione della malattia e di prevenirne le recidive, con un apporccio multidisciplinare che consta di chirurgia, radioterapia, chemioterapia, ormonoterapia, immunoterapia, a seconda del tipo di tumore diagnosticato e dello stadio. 

La prognosi resta buona, grazie ai progressi della scienza e delle tecnologie. Quanto più la diagnosi è precoce, tanto più la sopravvivenza è alta (96% a 5 anni). 

(Thanks to: tumoreseno.it per l'immagine). 

Hai un seno denso?

Ecco perchè dovresti saperlo

La densità della mammella è correlata alla quantità di ghiandola presente. É una caratteristica biologica costituzionale che però ha degli effetti importanti sulla salute della donna. Avere più ghiandola vuol dire avere un rischio aumentato di sviluppare un cancro mammario. Purtroppo, vuol dire anche correre il rischio di ritardi nella diagnosi. Ciò dipende dal fatto che l'esame cardine dello screening senologico, la mammografia, perde parte della sua capacità diagnostica (dal 90 al 60%) perché sulla immagine radiologica il parenchima ghiandolare appare radioopaco ("bianco sulla lastra scura") nascondendo eventuali carcinomi che appaiono anch'essi radiopachi. Spesso in questi casi il referto rilasciato descrive una alta densità con la sigla ACR=D e assegna come classe di rischio BIRADS 0. Ma attenzione, ciò non vuol dire che non c'è alcun rischio, ma che l'esame non è in grado di valutare la presenza o meno di tumori, ovvero risulta inconclusivo!  

Quindi attenzione a far leggere sempre gli esami strumentali al proprio medico o al proprio senologo. Indirizzare le donne con seno denso ad approfondimento con ecografia mammaria ed eventualmente RM mammaria bilaterale con e senza mdc può essere decisivo! E tu che seno hai? Vai a leggere il tuo referto mammografico o fai mammografia se hai più di 40 anni e non l'hai ancora eseguita!  

A COSA SERVE LA VISITA SENOLOGICA?

La visita senologica è un esame clinico delle mammelle  eseguito senza particolari strumentazioni. 

Il ruolo del senologo è quello di prendere in carico i pazienti sintomatici per confermare o escludere la presenza di patologie mammarie e gestire il percorso diagnostico-terapeutico più corretto. 

La visita si basa due momenti principali: l’anamnesi, ovvero la raccolta delle informazioni dei pazienti e la valutazione di tutti i fattori di rischio; l’esame obiettivo, il momento clinico per eccellenza, in cui si procede all’ispezione e alla palpazione. 

L’ispezione ha lo scopo di valutare l’aspetto del seno: la simmetria, il volume (macromastia, gigantomastia, ginecomastia nell’uomo), la presenza di ghiandole mammarie accessorie (polimastia) o politelia (capezzoli acccessori) in genere presenti lungo le linee del latte, dall’ascella all’inguine. Molto importante è verificare se ci sono retrazioni, ovvero pieghe verso l’interno della cute, oppure introflessioni patologiche o fisiologiche del capezzolo. 

La palpazione consiste nel saggiare la consistenza della ghiandola e nel ricercare eventuali noduli. Il riscontro di aree di consistenza aumentata, mal definite e fisse rispetto ai piani è suggestivo di noduli maligni. L’esame si completa con la premitura dei capezzoli, per valutare le secrezioni e con l’esplorazione dei cavi ascellari e delle fosse sopra e sotto-claveari. Tutto ciò è bene effettuarlo a paziente sia distesa che seduta, in ambiente illuminato e confortevole.

Anche nel caso in cui non ci siano campanelli d'allarme, la visita senologica è utile per inquadrare la propria situazione senologica ed individuare il timing più corretto per fare controlli, in base ai fattori di rischio e alla densità e caratteristiche cliniche del proprio seno. 

E tu, conosci il tuo seno? 

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